Nato a Bolzano i 5 febbraio 1995, residente ad Ortisei, cuore della Val Gardena, in una casa che si affaccia proprio sulla Palmer, la pista proprio…di casa dove naturalmente ha messo i suoi primi sci appena sceso dalla culla e forse ancora con il biberon in bocca. Diego Cappadozzi ha voglia di allungare la interminabile lista di campioni che in epoche diverse hanno fatto della illustre vallata ladina un serbatoio inesauribile di talenti. «Altri sport? No, a meno che non si parli della preparazione atletica ma tutto è sempre in funzione dello sci». Lo sci, in Val Gardena e in casa Cappadozzi, è una specie di seconda identità. Il padre Paolo, 52 anni, fa il commercialista di professione ma ha in tasca il patentino di maestro di sci e in gioventù ha praticato agonismo a un buon livello; la madre Roberta, coetanea del marito, ufficialmente è casalinga ma appena la Palmer e le altre piste di Ortisei si imbiancano di neve mette anche lei la divisa di maestra; il fratello Ivan, 17 anni, è ancora in pista a gareggiare, quest’anno nel primo anno junior. E lui, Diego, si sta dando da fare per emergere più di quanto non abbia fatto fino ad oggi, puntando soprattutto sullo slalom («La specialità dove vado meglio») anche se il suo mito era il velocista Kristian Ghedina. L’inverno scorso in slalom ha vinto la selezione nazionale del Topolino ed ha concluso al 4° posto, sfiorando il podio, nella gara della fase internazionale. Ai Campionati Italiani dell’Abetone ha segnato piazzamenti (8° in slalom, 13° in gigante, 19° in superG) «che naturalmente non mi hanno soddisfatto ma ero arrivato a quell’appuntamento molto stanco, con tante gare nelle gambe». Vedremo se quest’anno il coetaneo di Hannes Zingerle e suo compagno di squadra nel team Aspiranti dell’Alto Adige riuscirà a migliorare le sue prestazioni assaggiando anche la discesa («Mi attira, perché no? Sarà una bella esperienza in più»). Cresciuto, naturalmente, nello Sci Club Gardena, è attualmente seguito nella società da Florian Runggaldier, il fratello di Peter. Diego frequenta il 2° anno dell’Istituto Tecnico Rethia di Ortisei, gli piace ascoltare musica e giocare al computer come tutti si suoi coetanei.
Ma soprattutto gli piace lo sci, gareggiare tra le porte «ma anche sciare in neve fresca dopo una bella nevicata con i miei genitori e con mio fratello, oppure con gli amici o anche da solo: saltare, galleggiare nella “povere” è bellissimo». In quella situazione si sa che la goduria e l’assenza del cronometro e della tensione della gara nascondono tutte quelle piccole pecche tecniche che invece in gara contano. Diego è il primo ad esserne consapevole e a riconoscere il suo principale difetto: «Sto troppo sugli spigoli, non faccio correre gli sci come dovrei. Non a caso mi piacciono soprattutto le piste molto ripide e molto dure, preferibilmente ghiacciate». Eh già, ma è mica sempre festa e Diego dovrà sforzarsi di migliorare su tutti i terreni, di avvicinarsi al podio nelle gare più importanti, scivolare oltre i propri vizi tecnici come quando scende a valle divertendosi nella neve fresca.
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